20140424

Osama


 Il film afghano visto per paginaQ.

20140422

Primo amore

La letteratura è nata quel giorno che Giona è tornato a casa è ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena.(Gabriel Garcia Marquez)



Lo dico. Il mio amore per la lettura, ed i romanzi in particolare, è cominciata con Cento anni di solitudine (uno dei pochi libri che ho letto più volte) e per molto tempo riuscivo a leggere solo Gabriel Garcia Marquez o al limite altri scrittori sudamericani. In quel periodo ci provavo ogni tanto a leggere altro, ma non funzionava, la storia non mi appassionava, e inevitabilmente tornavo in Sud America.
Poi non ricordo come ho ripreso a considerare anche il resto del mondo.
Rileggendo adesso alcuni incipit dei suoi romanzi, penso che non ci sia alcuno scrittore che mi abbia così tanto coinvolto nelle storie che raccontava e nelle parole con cui le raccontava. Mi ricordo che quando cominciavo un suo nuovo romanzo, pensavo ahh perfetto. Ma magari era anche perché avevo vent'anni.
Però penso che quell'inprinting sia rimasto e nei romanzi che leggo cerco sempre una bella storia e delle belle parole.
Certi primi amori non si scordano mai.

20140416

20140411

Paradise now





Ho ripreso la lettura di The Bone People, un libro di oltre 500 pagine di una scrittrice neozelandese - Keri Hulme. E' un romanzo molto neozelandese, lo leggo e torno subito in Nuova Zelanda. Che è una bella cosa. The Bone People purtroppo non mi risulta tradotto in italiano. La traduzione sarebbe anche per niente semplice perché usa spesso la lingua maori (ci sono le traduzioni in inglese in fondo al libro) ed ha in generale una scrittura molto particolare, sia nella scelta delle parole (Keri Hulme è soprattutto una poetessa) che nel modo in cui si raccontano le cose.

Le foto sono del Milford Sound, un fiordo notevole nel sud dell'Isola del Sud. Nella prima foto non si distinguono ma ci sono le foche a prendere il sole sullo scoglio.

20140410

20140402

Nuova Zelanda questa volta / un rullino a colori

Tra Te Anau, piccola cittadina alla fine dell'Isola del Sud che ovviamente si trova su un lago e che è una buona base per visitare il Milford Sound e gli altri fiordi della zona, e Queenstown Exco senza avvertire ferma il camper al bordo della strada. E' stanco di guidare, chiede una pausa e un cambio. Scendiamo e ci troviamo accanto a delle rotaie che così in mezzo al nulla sembrerebbero abbandonate, anche se il cartello indicherebbe il contrario.

Il montatore però fresco fresco del premio ricevuto per miglior montaggio all'Asia-Pacific Film Festival di Macao ci vede subito un set cinematografico: è la storia di due giovani e belli che in una bella giornata di sole si mettono il cappello e s'incamminano lungo dei binari che attraversano un paesaggio meraviglioso e deserto. Il cielo è limpido, intorno è silenzio, tutto risplende. In principio i due giovani sono entusiasti, si riempiono gli occhi e il cuore delle bellezze di cui sono circondati, chiacchierano e fanno progetti. Ma col passare della giornata l'entusiasmo e la felicità si trasfomano in pesantezza e angoscia: la potenza di tutta quella bellezza è troppa da sopportare, e i due quasi in uno stato di trance sceglieranno una via estrema, l'unica che sentono potrà metterli in comunione con la placida natura che li circonda.

Ma arriva saltellando un canguro... ah no, siamo in Nuova Zelanda.





20140401

JR / NZ

L'artista francese JR, quello che appiccica i faccioni di gente comune sugli edifici, treni, baraccopoli di tutto il mondo ha contagiato anche la capitale della Nuova Zelanda, Wellington, col suo progetto Inside Out.

20140331

Shirin Neshat

Il film della domenica per PaginaQ questa volta è stato Donne senza uomini.
E mentre cercavo di capire meglio questo film affascinante (facile l'aggettivo questa volta) mi sono soprattutto imbattutta nella sua regista: Shirin Neshat, donna affascinante ancora più del film.
Shirin Neshat è nata in Iran, ma si trovava negli Stati Uniti per motivi di studio quando nel 1979 lo Scià scappò del paese e andò al potere l'Ayatollah Khomeini.

E' buffo perché io ci sono affezionata all'Ayatollah Khomeini, perché da piccola senza avere la più pallida idea chi fosse, in famiglia veniva chiamato in modo affettuoso "l'amico del babbo". Ma senti cosa ha fatto l'amico del babbo; oppure, guarda c'è l'amico del babbo in televisione. Ora che sono grande credo che il motivo fosse per l'antiamericanismo che accomunava il babbo e Khomeini, e soltanto quello visto che il babbo era ateo e non ha mai chiesto al resto della sua famiglia fatto unicamente di femmine di coprirsi.

A quel punto Neshat decise di rimanere negli Stati Uniti, ma il suo lavoro ha sempre riguardato l'Iran, la religione e le donne. Torna in Iran dopo la morte dell'amico del babbo, ma presto viene di nuovo considerata persona non gradita per il suo tipo di lavoro.

Le sue opere includono la fotografia, molti video, performance e lungometraggio. Qui di seguito lei (che da sola sembra un'opera d'arte), alcune foto della serie Women of Allah, e il video Turbulent. Ma in rete si trovano molte altre sue cose. Belle.


20140327

Roma andata e ritorno




 

 

A Roma dalla mattina alla sera per vedere la mostra di Gabriele Basilico al Maxxi.
Non sono tantissime le foto in mostra ma sono belle grosse e vedere le foto delle architetture di Basilico belle grosse fa una grossa differenza. Le foto si riferiscono a vari anni: si va dagli anni 80 alle foto fatte sul cantiere durante la costruzione del museo che ospita la mostra.
Che è propio bello soprattutto l'interno.
A guardarle così le foto di Basilico si apprezza ancora di più la mancanza di persone nelle sue foto (anche se a me personalmente piace l'umano nella foto, anche se non protagonista, anche se piccolo piccolo). Basilico diceva che nonostante non ci fossero le persone nelle sue foto, le sue foto sono molto legate all'umano perché rappresentano comunque un paesaggio che l'essere umano ha modificato e vissuto; Basilico voleva rendere l'umanità delle architetture.
Certo soprattutto in Italia e soprattutto a Roma come abbia fatto a fotografare strade senza persone rimane un mistero.
A guardarle così le foto di Basilico si apprezza tantissimo le linee di Basilico, tutte perfettamente diritte; e le prospettive, che aiutano a muovere lo sguardo all'interno della cornice; e i tagli a palazzi o automobili parcheggiate che sono solo dei contorni all'edificio protagonista.
Poi per me Basilico rimarrà per sempre legato a Beirut e alle sue foto dei palazzi distrutti dalla guerra. Alla mostra ce ne erano due. Emozionanti.

Interessante, e lo sarebbe stato ancora di più se l'audio avesse funzionato in tutte le postazioni, un documentario intervista fatto dal regista Amos Gitai al fotografo. Un documentario molto recente. Gitai chiede a Basilico di raccontare un po' come lavora e di alcuni suoi progetti. Così oltre al bellissimo progetto su Beirut che conoscevo già, scopro quello su Piranesi per il quale il fotografo milanese è andato a fotografare i luoghi rappresentati da Piranesi nelle sue incisioni. Basilico racconta anche delle difficoltà a fotografare luoghi sempre pieni di gente, come la Fontana di Trevi che fa parte proprio del progetto su Piranesi. Racconta che ha cercato di avere permessi per fotografare da piani alti di palazzi che danno sulla piazza ma che averli era complicatissimo; e che quindi quello che generalmente fa è aspettare.

Sulla via del ritorno sosta a Eataly, soprattuto per mangiare perché erano le quattro quando siamo uscite dal Maxxi e non avevamo pranzato. Eataly sarà anche snob e troppo caro ma se un minimo ti piace il cibo ci impazzisci parecchio. Io e a.esse ci siamo regalate un bel fritto di acciughe / totani e gamberetti / patate e rapini con calice di prosecco. E io me ne sono venuta via con un bel  malloppo di formaggi vari.

20140326

Il segreto di Esma


Magnanima è l'aggettivo per l'ultimo film recensito per paginaQ.
Magnanima al femminile, perché riferito alla protagonista che mi ha fatto pensare alla Magnani e perché di animo grande è il personaggio.

20140320

Ida

Il film Ida va visto, assolutamente.
Quindi correte a vederlo e poi ne riparliamo.





Sembra un po' di vedere un film di Truffaut con quel bianco e nero - che così bello non l'ho mai visto - e quelle inquadrature anomale e fisse. E uno si può domandare: il bianco e nero oggi ha senso? Per una che fotografa in pellicola e in bianco e nero, evidentemente sì.
Ci sta tutto quel bianco e nero, comunque, indipendentemente da come uno decide di fotografare. Ci sta perché sembra più Polonia, anche se la Polonia io non l'ho mai vista. Ci sta perché sono gli anni cinquanta. Ci sta per la storia racconta.
Il regista è Pawel Pawlikowski, polacco ma che credo viva in Francia. Ha fatto altri film Pawlikowski, inglesi, che hanno avuto un discreto successo e che sembrano più normali di questo. Io non li ho visti, ma lo farò il prima possibile.
Dopo il bianco e nero si rimane affascinati dalle due protagoniste, Ida e Wanda: due donne completamente diverse ma con una storia tragica che le accomuna e che le costringe a viaggiare insieme. Due attrici intense.
Ida è anche un viaggio, nei villaggi polacchi e dentro i polacchi. Un viaggio intorno all'identità e alle scelte e alle strade che finisci per percorrere.
Ida a sorpresa è canzonette italiane.
Ida forse non andrebbe descritto; andrebbe solo visto.
I film come Ida sono rari.

20140318

Come il vento.


Mancante.
E' l'aggettivo che mi viene in mente pensando al film Come il vento recensito domenica per paginaQ. Però ripensandoci alla fine m'è piaciuto, o meglio è una storia che per tanti motivi vale la pena conoscere, anche se nel film purtroppo ne racconta solo una parte.

20140313

In memoria di Figaro



Portland, Oregon.
Dopo aver graffiato un neonato nel viso, gatto costringe una famiglia a rinchiudersi in una stanza. Il padre costretto a chiamare la polizia.
Il gatto aveva una storia precedente di violenza.
Deve essere il pelo bianco e nero, l'elemento genetico che fa scattare la violenza
Qui, tutta la storia.